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SVILUPPO DI NUOVE TECNICHE E METODOLOGIE OTTICHE PER BIOLOGIA DI BASE E APPLICAZIONI BIOMEDICHE

Croce Anna Cleta

 

La fluorescenza nativa o autofluorescenza da cellule e tessuti, consiste nell’emissione di luce negli intervalli spettrali dell’UV-visibile, vicino-IR, quando biomolecole naturalmente sono eccitate a lunghezza d’onda adeguata.  La comune presenza di molte biomolecules che agiscono come fluorofori endogeni negli organismi di tutto il modo vivente fa dell’autofluorescenza un fenomeno esteso.

 

 




 

Il nostro interesse è rivolto al regno animale, per usare i fluorofori endogeni per la diagnosi in tempo reale,  in situ di condizioni normali, alterate o patologiche di cellule e tessuti. 


 




 

La stretta correlazione tra natura, quantità e proprietà di emissione di molti fluorofori endogeni con l’impegno metabolico e la struttura di cellule e tessuti è una risorsa estremamente potente per la caratterizzazione diretta e il monitoraggio di alterazioni metaboliche in assenza di marcatori esogeni e raccolta di biopsie. 

 




 

I coenzimi NAD(P)H e flavine sono da molto tempo usati come  marcatori di autofluorescenza dello stato redox di cellule e tessuti, suoi cambiamenti, impegno nel metabolismo energetico, e quindi della funzionalità  mitochondriale, e , per esempio, della risposta a condizioni di ischemia. 




 

La nostra attività attuale è prevalentemente rivolta a studi di autofluorescenza del fegato, riguardo alterazioni metaboliche, eccesso di lipidi, stress ossidativo, e danni funzionali, per la diagnosi in tempo reale di disordini precoci, pre-selezione di organi marginali come donatori per il trapianto, e il monitoraggio delle alterazioni funzionali dell’organo durante la preservazione. 

 




 

Infatti, siccome lo stress ossidativo conseguente all’eccesso di lipidi aumenta il rischio di danno tissutale dell’organo donatore durante la preservazione, il nostro scopo è convalidare e proporre l’autofluorescenza come supporto all’epatologia sperimentale volta a migliorare le procedure di preservazione, ed adeguarle all’impegno metabolico dell’organo donatore per incrementare la riuscita del trapianto, in particolare di organi marginali.

 

Bibliografia

Croce A.C., et al. Lasers Surg. Med., 371-378, 42, 2010.

Croce A.C., et al. Photochem Photobiol Sci., 1189-1195, 10, 2011.

Santin G. et al. Lasers Surg. Med., 597-607, 45, 2013.

Croce A.C., et al. J. Biophotonics. 7, 810-817, 2014.

Croce A.C., et al. Lasers Surg. Med., 412-421, 46, 2014

Croce A.C., et al.  BioMed. Res. Int., Vol. 2014, Article ID 803491 doi:10.1155/2014/803491, 2014;

Croce A.C., et al. Eur. J. Histochem., 2015 in press

 


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