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15.12.17 08:16 Età: 34 days

AUGURI IGM

 

Sono 10 anni che dirigo questo Istituto e penso che il messaggio per gli auguri di Natale sia un momento adatto per fare un bilancio.

Se devo pensare ad una parola che racchiuda lo spirito di questi 10 anni la prima che mi viene in mente è “RISTRUTTURAZIONE”. A partire da quella faticosa e travagliata dell’edificio. La situazione della nostra sede non è ancora ottimale, costantemente abbiamo bisogno di interventi, ma la condizione non è certo quella disastrosa di partenza. 

L’edificio non è l’unica cosa che è stata ristrutturata. Grazie all’entusiasmo e professionalità di Antonella Lisa abbiamo operato la “DEMATERIALIZZAZIONE”, una parola di moda che mi ricorda “Star Trek”. A dire il vero l’abbiamo anticipata per essere pronti oggi. Negli anni abbiamo Dematerializzato gli archivi della direzione, abbiamo trasformato il sito internet dell’Istituto che da semplice vetrina delle attività scientifiche si è trasformato in un utile strumento di supporto alle attività di tutti noi e di scambio di informazioni. Con l’aiuto di Stefano Lussignoli abbiamo operato la dematerializzazione dell’amministrazione. Più recentemente abbiamo digitalizzato il sistema di rilevazione delle presenze. Mi rendo conto che questo processo ha comportato delle difficoltà anche perché abbiamo iniziato tra i primi. Difficoltà prima di tutto in chi ha dovuto operare questa ristrutturazione del modo di lavorare. Ma anche in tutti noi utenti. Grazie a questo sforzo oggi abbiamo una situazione in linea con le normative e con i sistemi del CNR, e soprattutto abbiamo la situazione dell’Istituto aggiornata in tempo reale che è la premessa necessaria per arrivare alla trasparenza amministrativa. C’è ancora molto da fare ma abbiamo aperto una strada.  

La ristrutturazione ha toccato anche il personale dell’Istituto. Forse non ne avete la percezione ma quasi tutto è cambiato in questi anni. Sono andati in pensione quelli che hanno fatto la storia dell’IGBE (Istituto di Genetica Biochimica ed Evoluzionistica). A partire dal precedente Direttore Silvano Riva. E poi Miria Stefanini, Giovanni Bottiroli, Giuliano Mazzini, Tania Pedrini, Fabio Cobianchi e più recentemente Ivana Scovassi. Ma anche, Ercole Labò, Fede Gallo Balma e Gloria Lombardi. Oggi, se considero le persone che lavorano nella sede pavese dell’IGM, sono rimasti solo due più anziani di me (lascio a voi indovinare chi). E a Bologna Fiorenzo Marinelli e Alessandro Matteucci. In totale 12 persone.

Quindi largo ai giovani. Quanti ricercatori sono entrati nello staff dell’IGM! Solo a Pavia: Donata Orioli, Ilaria Chiodi, Ginevra Biino, Simone Sabbioneda, Emanuele Crespan, Giordano Liberi, Fabrizio d’Adda di Fagagna e poi quest’anno Laura Zannini e Sofia Francia. E a Bologna Davide Andrenacci, William Blalock, Cristina Capanni, Vittoria Cenni, Francesca Chiarini, Camilla Evangelisti, Elisabetta Mattioli. In totale 16. E a loro si aggiungono due tecnologi, Stefano Lussignoli e Roberta Alfieri e sei tecnici Anna Garbelli, Lucio Zanchi, Giovanna Lamberti e Tiziana La Greca, Massimo Serafini e Despina Kiriakidu a Bologna. E non dimentichiamoci due importanti collaboratici senza le quali non avremmo l’Amministrazione efficiente che abbiamo: Paola Occorsio e Stefania Riboni. Insomma, siamo un Istituto nuovo. Un bel risultato se pensiamo all’attuale congiuntura. 

Un ricambio cosi importante di per sè può avere delle ripercussioni sull’attività scientifica. Ancora di più in un sistema in cui la selezione del ricercatore è indipendente dall’Istituto ospitante. IGM, pur passando attraverso due successivi accorpamenti, è riuscito a mantenere una sua identità ben definita. Merito questo di chi mi ha preceduto. La sfida è stata quella di riuscire a mantenere e possibilimente migliorare questa identità e qualità. Se considero i dati quantitativi la nostra capacità di attrarre fondi è passata da 2.5 milioni € nel triennio 2008-2010 a 4 milioni nel triennio 2015-2017. Il numero di lavori da 191 a 217, l’impact factor medio da 4.3 a 5.3 e nel solo ultimo anno sono stati pubblicati (i dati si riferiscono alla fine di Novembre) 8 lavori con IF>10, dei quali 6 con ultimo autore IGM. Sapete che sono un patito del RNA e quindi confesso di essere contento che in questi anni l’IGM abbia contribuito a creare un ponte tra RNA, DNA damage e DNA repair. Penso che la sfida futura sia legare questi aspetti di biologia molecolare con le malattie neurodegenerative. 

In questi anni con molta fatica siamo riusciti ad aggiornare la dotazione strumentale dell’Istituto. Abbiamo comperato una real-time, un cell-sorter, un computer ad alte prestazioni per analisi bio-informatiche, e recentemente un microscopio confocale. Abbiamo allestito una camera P2 e ottenuto l’autorizzazione per usarla e abbiamo attivato un sevizio di imaging. Conto molto sui giovani per gestire queste nuove potenzialità. Donata Orioli e Sofia Francia per la camera P2, Simone Sabbioneda e Anna Garbelli per Imaging. Mi auguro che grazie alla nuova tecnologa, Roberta Alfieri, si possa potenziare il servizio di analisi bioinformatiche dell’Istituto. 

Un’altra Ristrutturazione riguarda la scelta di aprire l’istituto verso l’esterno. Questa è una strada difficile e richiede tempo. In questo senso mi piacerebbe che la P2, la bio-informatica e l’Imaging a Pavia e a Bologna, nello spirito di piattaforma “open access”, fossero utilizzabili da parte di esterni (centri di ricerca e mondo imprenditoriale). 

Esistono diverse modalità attraverso cui l’istituto si può aprire all’esterno. Voglio ricordarne una molto importante e caratterizzante: il coordinamento del Network Italiano delle Laminopatie, voluto e reso possibile da Giovanna Lattanzi a Bologna. Il Network è l’esemplificazione più evidente e forse più nobile di una politica di attenzione nei confronti delle richieste che provengono dalla società.

Abbiamo bisogno di essere inseriti in reti scientifiche oltre a quelle che ogni ricercatore riesce autonomamente a stabilire e che sono il seme per le crescite future. In questi anni abbiamo consolidato il nostro rapporto con la scuola di Dottorato in Scienze Genetiche, Biologia Molecolare e Cellulare e con il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie con cui annualmente terremo un meeting congiunto. Abbiamo ratificato il rapporto con l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Ma più di tutto abbiamo stretto un dialogo con gli altri Istituti biomedici del CNR in Lombardia che è la base per l’interazione con gli organi Regionali che oggi gestiscono una buona parte dei finanziamenti alla ricerca. E poi abbiamo iniziato una collaborazione con IFOM che speriamo si sviluppi ulteriormente in futuro e che coinvolge molti ricercatori, primo tra tutti Fabrizio d’Adda di Fagagna. 

L’apertura verso l’esterno ha significato anche maggior attenzione verso la comunicazione in un periodo in cui il rapporto tra scienza e società sembra particolarmente problematico. Numerosi e costanti sono i contributi che molti di noi, primo tra tutti Giovanni Maga, danno per cercare di diffondere una corretta conoscenza scientifica.  Ma apertura vuol dire anche formazione e rapporto con le scuole. Un rapporto che sta nascendo in questi anni e che è destinato a divenire sempre più importante in futuro. Qualcosa che dovrà essere governato e armonizzato con le attività scientifiche.  

Ristrutturazione vuol dire dare una prospettiva che salvi l’identità scientifica dell’Istituto. Il messaggio è che dobbiamo abituarci ad una ristrutturazione continua, ad immaginare il futuro e anticiparlo. Ogni anno teniamo una lecture per tenere vivo il messaggio di Arturo Falaschi, primo direttore dell’Istituto: “La visione più realistica è l’utopia”.

 

 

BUON NATALE E SOPRATTUTTO BUON 2018  

 



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